L’Autore

Non ci credevo. Non credevo di poter utilizzare la parola “autore” parlando di me. E ancora adesso ci credo poco. Perché un “autore”, nel mio immaginario, è persona che in qualche modo è più avanti, è “superiore” per certi versi. È uno/una che scrive libri, che sa tante cose, che ti fa riflettere.

Ci ho provato con “Gli ultimi patrioti” e poi “Giallo carbone” e “Giallo erba” mi sono venuti quasi di seguito; come per “Giallo valzer”, al momento – luglio 2019 – non ancora uscito. Ma soprattutto la “vena” non si sta esaurendo e nuove idee mi si stanno affacciando, oltre a quelle originali che avevo. E ancora, chi commenta i miei libri, è contento, positivo, si sorprende, gli piacciono.
Molti dei commenti mi hanno sorpreso mettendo in luce aspetti che non avevo immaginato.

E perché scrivere dei libri?
Che bella domanda! In Italia sono quasi di più le persone che scrivono che non quelle che leggono! Alcuni sono lettori seriali: un libro via l’altro! Altri, purtroppo troppi, leggono molto poco, fino ad arrivare a coloro che dicono di non avere nemmeno un libro in casa. Quando ho sentito questa statistica non volevo crederci; mi sono confrontato con librai, giornalisti e altri autori e tutti i pareri sono concordi nel dire di avere riscontri di questa statistica… la devo dare per buona, quindi. In Italia leggiamo poco…. in media. Poi vai a Torino al Salone del Libro e devi fare un’ora e mezza di coda per entrare… vai a Milano e fai fatica a muoverti tra gli stand…. È l’altro pezzo di Italia, quello più piccolo, quello che legge anche ciò che gli altri non leggono.

Nel nostro Paese escono annualmente dai 60 ai 70 mila titoli…. Sono circa 180 titoli al giorno, sabati, domeniche e “ferragosti” compresi. Una enormità! Se un libraio dovesse per ognuno di questi titoli portarsi in libreria diciamo 5 copie, ogni settimana gli entrerebbero qualcosa come 6.233 libri. Cioè sembrerebbe un centro logistico, non una libreria. Anche perché circa il 65% delle copie dei libri su carta (la maggioranza) è destinato a finire al macero. Sono le copie invendute!

Quindi di libri, di titoli ce ne sono davvero tanti; perché aggiungerne altri?
In realtà, avevo scritto qualcosa sul Risorgimento, anni or sono. Ma poi una sana autocritica mi aveva portato a concludere che, siccome non sono uno storico e non credo proprio di aver scoperto nulla di nuovo nelle mie seppur lunghe giornate e nottate di studio, ho lasciato perdere.

Però avevo accumulato molto materiale. E un giorno ho visto alla TV il Prof. Alessandro Barbero che diceva: “Togliete la polvere dalla storia e vi divertirete!”.
E ancora: rileggendo il materiale che avevo raccolto, ho constatato che vi sono ragionamenti e riflessioni molto attuali che si possono sviluppare partendo dalle vicende risorgimentali.
Alcuni esempi.

L’idea che la dimensione elitaria, quella delle decisioni prese in funzione di interessi incrociati, impedisce – come aveva intuito Mazzini con riferimento alla Carboneria – un rapporto diretto con il popolo, per cui l’idea di nazione e di unità rimane circoscritta, non diventa sensibilità collettiva.

L’idea che il senso di “nazione”, di “Patria” siano di esclusivo appannaggio di certa destra, quando invece tutti gli ultimi nostri Patrioti, indipendentemente dalla parte politica di riferimento, coloro che hanno risollevato il nostro Paese dagli orrori del nazifascismo, erano orgogliosamente italiani e orgogliosamente sventolavano il tricolore.

La constatazione che la Costituzione della Repubblica Romana (parliamo di 170 anni oro sono) sia sorprendentemente simile alla nostra attuale Costituzione.

L’idea che il nostro Paese dovesse trovare una collocazione propria nel contesto europeo, comune sia ai liberali moderati sia ai democratici. E questo per recuperare il terreno perduto e di avvicinarsi il più possibile ai ritmi di progresso sociale ed economico del continente. Chi comprese questa logica fu Cavour, autentico interprete delle nostre esigenze di avvicinamento all’Europa. Approfitterà dell’importanza che ha la stabilità italiana nel Mediterraneo e nell’Europa per l’Inghilterra e la Francia. Punterà sul carattere reazionario dell’appoggio austriaco alle dinastie della penisola: esso rafforza proprio le posizioni più radicali e rivoluzionarie. Insomma qualcosa come “Se non stabilizziamo l’Italia allontanando l’Austria, ci penseranno i rivoluzionari e sarà un continuo 48!”.

Per usare poi le parole del Prof. Carosotti:

[…] L’incapacità, di parte della futura classe dirigente del nostro paese, di resistere alla tentazione dell’arricchimento illecito; una tendenza alla corruzione che avrebbe attraversato tutte le epoche della storia italiana, resistendo a qualsiasi cambio di regime,

[…] L’esercizio dell’attività politica in una dimensione occulta, che esprime una tendenza elitaria e privatistica, finisce per favorire il compromesso morale.

E molto altro ancora…..

Mi sono quindi detto: provo a scrivere del Risorgimento utilizzando il modello del romanzo, ed in particolare del romanzo giallo. Un modo più facile, meno “noioso”, meno “polveroso” di raccontare la Storia: chissà che qualcuno non voglia, dopo aver letto i miei libri, approfondire, magari appassionarsi e dedicarsi al questo periodo storico fondativo del nostro Paese. Se questo accadesse, sarei davvero contento!
I miei libri (Luglio 2019):

Gli ultimi patrioti, Altromondo Editore, 2017.
“…una conoscenza completa del Risorgimento italiano, forse superiore a quella che potrebbe ricavare dalla consultazione di un buon manuale…”
Prof. G. Carosotti, docente di Storia e Filosofia, Liceo “Virgilio”, Milano

Giallo carbone – Milano 1833, Leucotea Edizioni, 2018.
“…molto azzeccata anche l’evocazione del rapporto intenso tra città, campagna e provincia che era tipico della Milano dell’800…”
Prof. M. Meriggi, Professore di storia delle istituzioni politiche, Università “Federico II”, Napoli

Giallo erba – Milano 1843, Leucotea Edizioni, 2019.
“…Un viaggio in una situazione tragica, avvincente, emozionante,”
G. Alberoni, scrittore, editor e autore di format televisivi, Milano.

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